Giacomo Balla

Nel periodo di transizione dal divisionismo al futurismo, Giacomo Balla (Torino 1871 – Roma 1958) , artista poliedrico di difficile classificazione in un settore circoscritto, mantiene l’attenzione sulla rappresentazione naturalistica della luce. «Mi alimento della purezza buonissima della natura» annota Balla in un taccuino all’inizio del Novecento, da quella di Villa Borghese, allo studio della luce compiuto nel 1912 a Düsseldorf. Durante quel soggiorno, ospite dei Löwenstein per decorare la loro casa sulle sponde del fiume Reno, l’artista scrive: «Immensi spazi di piante e prati si interpongono nelle lunghe e distese pianure; tutto diventa, per la qualità della luce, più misterioso e velato, e la materia meno reale». Mentre è nella sua stanza, Balla guarda attraverso la finestra aperta e osserva il Reno le cui sponde sono collegate da un ponte di ferro, «ogni cosa è velata e l’Italia è così lontana» (lettera del 18 novembre 1912) e ancora: «La mia camera con gran finestra accoglie il sole nel suo albeggiare, il Reno s’illumina, ed i profili della città di Düsseldorf si delineano velati». Da questo spunto nasce il quadro della Finestra di Düsseldorf, ritrovato nel 1968 dalle figlie dell’artista Luce ed Elica, che datano al 5 dicembre 1912 la lettera inviata alla famiglia in cui Balla racconta: «Me ne sto qui nella mia camera al calduccio seduto a questo tavolino con luce elettrica, una squadra, due scatole di colore, cannocchiale, un compasso, calamaio lucente di terracotta fiorito, dei libri: Dante, Leonardo, Hugo». Lo spazio esterno, infinito di luce, nel quale appare quasi come un fantasma l’alone azzurro tenue del ponte di ferro sul fiume, è circoscritto dal telaio della finestra a doppia apertura e a doppio vetro, quasi una cornice azzurra del quadro maculata di nero. Sul davanzale è appoggiato il binocolo, mentre sulla destra si vede il riflesso della seconda anta a vetrata. L’idea di porre i confini del quadro in quelli di una finestra viene sperimentata ne La pazza (1905, Roma, La Galleria Nazionale), dove la porta finestra posta in obliquo dialoga con una cornice celeste decorata dallo stesso artista con puntini rossi. Nel nostro dipinto il celeste risulta la tonalità dominante, sperimentata nel 1908 con tecnica divisionista nello sfondo di Agave sul mare. Questo quadro, compiuto dalla terrazza del villino Sella ad Anzio, è uno dei primi tentativi di marina del pittore, in cui Balla, secondo la testimonianza di Elica, «cerca il tono fondamentale e poi lo tempesta di segni di altro tono» (Con Balla, Multhipla 1984, I vol. p. 176). Il soggiorno di Düsseldorf presso i coniugi Löwenstein, lui musicista, lei pittrice, amatori d’arte e appassionati della cultura italiana, stimola in Balla uno scambio intellettuale e spunti per nuove ricerche. Egli sta vivendo un anno di transizione, iniziato con il rifiuto della sua Lampada ad arco alla mostra futurista presso la Galleria Chez Bernheim Jeune di Parigi in quanto quadro ideato come manifesto ideologico e tributario del divisionismo e quindi lontano dalle scomposizioni analitiche della sintassi cubista assimilate da Boccioni, Carrà e Severini (G. Lista, Analisi del movimento, in Balla, la modernità futurista, catalogo della mostra a cura di G. Lista, P. Baldacci, L. Velani, Milano, Palazzo Reale, 15 febbraio – 2 giugno 2008, Milano 2008, p. 41). Balla reagisce con umiltà e intelligenza, suscitando l’ammirazione di colui che era stato suo allievo, Umberto Boccioni, che il primo gennaio 1913 scrive a Severini: «Tra pochi giorni Balla viene a Milano per vedere i nostri lavori e vivere con noi il che gli farà bene. A Palazzeschi disse: “Non mi hanno voluto a Parigi e hanno avuto ragione; sono molto più avanzati di me ma lavorerò e progredirò anch’io!” Non è meraviglioso?» (lettera citata in P. Pacini, Omaggio a Severini, Futurismo ed oltre: lettere e testi inediti, in “Critica d’Arte”, a. XVII, fasc. III, maggio-giugno 1970, Firenze, p. 16).

Descrizione

Giorgio De Marchis, Giacomo Balla, l’aura futurista. Einaudi, 1977

Con 100 illustrazioni e bibliografia. Prima edizione

Informazioni aggiuntive

Anno di pubblicazione

1977

Autore

Numero di pagine

248

Legatura

Brossura

Editore