Descrizione
La bocca della notte di un bel nero vellutato masticava senza malizia le stelle superstiti del solstizio d’estate quando d’improvviso l’aria si fece di cristallo: Sirena si era svegliata e il mare cominciò a riempirsi di vele asfissiate, di prue suicide. Poi quando tutti i legni, fra i relitti, si accatastarono solo allora da-gli anfratti, dalle rocce puntute, dalle spiagge di seta, le genti della costa quelle dai denti aguzzi come quelli dei lupi, si gettarono allo scoperto all’assalto di ciò che superstite alla rovina, giaceva senza difesa in cerca di pietà. Ancora una volta dai fumi della totale distruzione, sarebbero ricomparse quelle quattro cariatidi dalle spalle un pò più piagate, dalle vesti un pò più bruciate; loro i pilastri dell’Edificio, corpi ormai stoici, storici testimoni del non ultimo martirio architettonico





